LE PAROLE DI UN'AMICA

Mi è mancato quando l’ho finito di leggere. Succede con tutti i libri

che prendono. C’è un momento di nostalgia.
Iniziare  un altro libro
diventa quasi seccante; si cercano di nuovo le stesse parole
insinuanti, lo stesso stile,  la continuazione della vita dei
personaggi.

Mi ha preso la protagonista, una vita perduta e sprecata,
malgrado la bellezza, l’intelligenza la simpatia; segna tutto il
romanzo con prepotenza. Si impone  suscitando irritazione e poi
malinconia, “sentita” meravigliosamente da Melillo come una “creatura
innocente”.

Mi ha preso Melillo con il suo fascino crepuscolare e
decadente, il suo personaggio vuole dire di più ma poi si ritira
(ripiega) per paura di osare. Il suo silenzio  è assordante  qualche
volta  struggente. Diventa la misura di una nausea soffocata.
Il caso
trattato lo porta a confrontarsi  con il tempo, si sente inadeguato in
un uno spazio temporale dai contorni arroganti. I segnali sono dentro e
fuori di lui, la città sta cambiando e i cambiamenti sono più veloci e
radicali di quanto comprenda, ma ci sono ancora segnali del vecchio a
cui tenta di aggrapparsi ma che si dileguano tra le mani, come si
dileguano le ultime tiepide emozioni di un probabile amore.  

Poi c’è
la melma che vuoi o non vuoi ti prende lo stesso, si insinua, divora
tutto, anche l’innocenza, anche l’amore per una figlia.
Infesta,
contamina, bolla una città impedendole qualsiasi riscatto. Ha il volto
di Guido, di Giulia (anche se alla fine le è concessa pietà) , del
Professore, del Cugino dell’onorevole, del Giornalista venduto, del  
Magistrato.
E’ troppo amaro il giudizio su di una città  ripercorsa
nei minimi particolari, nelle strade, nelle vecchie case, nei ricordi.
E triste sentire che non ha via di scampo, è triste percepire la
diagnosi spietata sulla società che la abita,  (soprattutto) alla fine
del romanzo,. Una società malata divorata irrimediabilmente dal cancro
della non indignazione e dell’oblio.
I buoni sono perdenti dall’
inizio, i cattivi si riconoscono subito vincono prepotenti e spietati e
rimangono eterni. Si impone un confronto con il presente….
gattopardianamente fastidioso.
La vera protagonista del romanzo è la
speranza malinconicamente sconfitta nella dimensione del tempo,
ferocemente uccisa in quella dello spazio.

Il romanzo è bello, ben
strutturato, accattivante. Va molto al di là di un romanzo giallo, per
questo potrebbe creare delle “stonature” di lettura per chi  si aspetta
solo “pallottole e sangue”. La descrizione degli spazi dove si muovono
i personaggi (e della stessa città), risultano, in alcuni tratti,
ostativi ad una fluida lettura in altri sono  stimoli “ricostruttivi”
nell’immaginario del lettore.


 
 


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