Hannibal era fortunato. Poteva mangiare la sua bistecca con l’osso senza dover dare conto a nessuno. Per non parlare del fegato e del cervello, dai sapori sopraffini e perduti. Le persone "normali" si dovevano invece arrangiare: polli di cartone, conigli dal sapore di plastica, tacchini che dovevano essere morti di itterizia. E neppure il menu offerto dalla politica rallegrava la tavola degli irpini. Anche lì, poco da scegliere: qualche vecchio cappone, buono solo per il brodo, e una folla di pulcini pigolanti che si credevano galline faraone. E che dire delle frattaglie che si travestivano da filetto o dei tonni d’ allevamento che si spacciavano per pesce pregiato? Pietanza unica, dovunque ci si girasse: ormoni al posto di pensieri, farine animali al posto di uno straccio d’idea. E non c’era neppure da sperare in un cannibale di passaggio, che li invitasse uno ad uno per cena.